La Villa Sbruglio-Prandi

I Conti Sbruglio detenevano a Cassegliano una grossa proprietà cresciuta intorno al Passo della Barca. Già all’inizio del Seicento gran parte del paese e della campagna era di loro proprietà. Centro dei loro possedimenti erano le strutture che avevano costruito sulla strada che portava all’imbarcadero. Vi era una casa padronale, case per i contadini che lavoravano nella tenuta padronale e un edificio che doveva ospitare un’osteria per i viandanti.
Ma Cassegliano non era la proprietà principale degli Sbruglio, che non si premurarono di erigervi una vera e propria Villa se non molto tardi. Infatti solo verso la metà dell’ottocento infatti essi trasformarono la vecchia casa padronale in un’ampia Villa di campagna, che rispecchia, forse con un po’ di ritardo, i modelli neoclassici in auge all’inizio del secolo scorso. I lavori vennero ultimati nel 1854. La facciata era arricchita da un imponente pronao con quattro colonne ioniche, mentre il cortile interno delimitato da due eleganti barchesse con dei porticati.
Si può ben dire che il complesso di Villa Sbruglio, con le sue adiacenze, sia il monumento di maggior rilievo architettonico e paesaggistico di Cassegliano, se non dell’intero Comune.
La famiglia Sbruglio vendette la proprietà nel 1876, quando ormai il Passo della barca aveva perso la sua importanza. Dopo alcuni passaggi venne acquistata dal Conte Giacomo Prandi Nobile d’U lmhort. La famiglia Prandi nel 1885 si trasferisce definitivamente da Trieste a Cassegliano. Tra i suoi componenti merita ricordare il Conte Gino Prandi che aveva ricoperto all’inizio del novecento la carica di Podestà di San Pier d’Isonzo ed era stato eletto deputato alla Dieta Provinciale di Gorizia come rappresentante dei possidenti terrieri. A causa del suo lealismo verso l’Impero d’A ustria venne perseguitato dalle autorità italiane dopo la fine della grande guerra.
Durante la prima guerra mondiale la Villa, come molte altre residenze nobiliari della zona, ospitò un comando militare. Fu così che per circa due anni divenne la sede operativa del Comando del XXIII Corpo d’Armata, il cui Comandante era il Gen. Armando Diaz, che dopo la disfatta di Caporetto assunse il Comando dell’Esercito italiano.
Il 29 aprile del 1938 purtroppo la villa venne parzialmente distrutta da un disastroso incendio, che ne lasciò intatte solo alcune parti murarie. Nel riportare la notizia dell’incendio, un’anonimo redatore del settimanale cattolico di Gorizia “L’Idea del Popolo” (probabilmente si tratta di Don Falzari), scrive che la villa “era un gioello d’arte architettonica. Il suo pronao in stile dorico, con la grandiosa scalinata, le dava un’imponenza unica. Il salone dei ricevimenti, i salotti tapezzati di damaschi e seterie, i mobili di stile impero, la sua grande e preziosa biblioteca, i famosi lampadari, quadri ed altri arredi ne facevano una residenza magnifica”.
Ora grazie alla sensibilità degli attuali proprietari è stato condotto un lungo e meticoloso restauro che ha in parte risistemato il pregevole edificio. Lo splendido spazio del cortile interno abbellito dai colonnati delle due barchesse ora è spesso sede di manifestazioni musicali e culturali. Indubbiamente è uno degli spazi più belli che ci sono nel Monfalconese.
Ivan Portelli