San Pier d'Isonzo

I tre paesi che attualmente sono compresi nel territorio comunale di San Pier d'Isonzo sono solo una parte di un sistema di abitati molto più vasto che ha avuto per un lungo tempo, e soprattutto dal punto di vista ecclesiastico, San Pier quale suo centro.
Il nome dell'abitato di San Pietro appare per la prima volta in un documento patriarcale del 1247. Da questa testimonianza apprendiamo che la sua Pieve doveva pagare come tassa al Patriarca, autorità religiosa ma anche feudatario imperiale, 13 marche. Di per sé questa non rappresentava una cifra elevatissima, ma se si tiene conto che in quello stesso momento le altre due pievi esistenti nel Monfalconese, San Canciano e la Marcelliana, pagavano rispettivamente 3 e 4 marche, vediamo come alla metà del duecento la Pieve di San Pietro era la più grande e la più ricca tra quelle della zona. La storia di San Pier si intreccia necessariamente con quella della sua Pieve, il cui beneficio, ossia il complesso di rendite che le pertinevano, era uno dei più importanti e ambiti della zona, ed era frequente la nomina da parte del Patriarca di Pievani di origine nobiliare che spesso provenivano anche da terre lontane.
Probabilmente la Pieve esisteva già intorno al Mille ed il paese, per essere sede di un'istituzione così importante, poteva vantare già allora antiche tradizioni. La stessa dedicazione a San Pietro, il cui discepolo San Marco viene ricordato quale tradizionale evangelizzatore di queste terre, ci fa andare molto lontano nel tempo, forse anche alle prime presenze cristiane nella campagna aquileiese. Però, mentre abbiamo diverse testimonianze archeologiche della presenza umana in età romana, non altrettanto si può dire dell'alto medioevo.
Possiamo riconoscere un area medievale nel sito dell'attuale parrocchiale ed in particolare nella Centa che in parte ancora la circonda. Questa era una struttura difensiva che formava quasi un piccolo castello, eretto per la protezione della chiesa e degli abitanti delle campagne circostanti, forse nel periodo delle scorrerie degli ungari (X secolo).
Un nucleo abitativo antico è senza dubbio il cosiddetto "Borgo" di via Sauro, una struttura formata da abitazioni che si raccolgono intorno ad un cortile chiuso, che già nel nome probabilmente indica una presenza abitativa che si differenziava dalla campagna circostante. A non molta distanza dal Borgo verso l'Isonzo è probabile esistesse un altra chiesa, da cui forse proviene la statua di San Pietro che attualmente è posta sopra l'ingresso del campanile. Questa chiesa sarebbe stata spazzata via dall'alluvione che nel 1490 distrusse pure due paesi e altre chiese lungo l'Isonzo tra San Pietro e Turriaco.
Prima di questa alluvione, la Pieve di San Pietro esercitava la propria giurisdizione su ben dodici ville, di cui una, Villesse, posta sull'altra sponda dell'Isonzo. L'origine di questo antico legame tra i due paesi è stata spesso cercata in un diverso corso dell'Isonzo, che secondo alcuni scorreva a oriente di San Pier, secondo altri addirittura a occidente di Villesse, creando, in un modo o nell'altro, una situazione di contiguità territoriale che sarebbe durata proprio fino all'alluvione del 1490. Invece è più verosimile che il legame fosse dato dai traghetti che permettevano di attraversare proprio a San Pietro e a Csegliano l'Isonzo. Questi guadi, chiamati anche "passi della barca", costituivano un passaggio obbligato vista la mancanza di ponti nella zona, e rappresentavano una delle principali ragioni d'importanza del paese, che altrimenti avrebbe avuto una vita non molto diversa da quella dei vari borghi contadini della pianura isontina. In particolare il traghetto di Cassegliano arriverà col tempo ad avere una notevole importanza, e già nel tardo medioevo c'è notizia di veri e propri scontri tra nobili per ottenerne il controllo.
Il paese seguì tra il quattrocento ed il cinquecento il destino delle terre del Friuli Orientale, contese dopo la caduta dello Stato Patriarcale (1420) e l'estinzione dei Conti di Gorizia-Tirolo (1500) da Repubblica Veneta e Casa degli Asburgo, in un susseguirsi di guerre che si conclusero appena nei primi anni del Seicento. Monfalcone e il suo territorio si trovarono alla fine sotto il dominio veneto, formando un'enclave circondata da terre arciducali. San Pietro passò quindi alla Repubblica veneta con quasi tutto il territorio della Pieve. Ma Villesse, assieme ad altri paesi della sponda destra dell'Isonzo, divenne dominio asburgico. I Pievani cercarono in ogni modo di trattenere sotto la loro giurisdizione il ricco beneficio di Villesse. Secondo la legge asburgica infatti non vi potevano essere benefici parrocchiali goduti da sacerdoti residenti in uno stato estero, così per un lungo periodo i Pievani di San Pietro furono costretti a risiedere quasi stabilmente nel paese della destra Isonzo, creando spesso malumori tra la popolazione.
La situazione venne ulteriormente a complicarsi dopo la soppressione del Patriarcato (1751) e la sua divisione delle diocesi di Udine e Gorizia, perché San Pietro, come tutto il territorio veneto, venne assegnata a Udine, mentre Villese, arciducale, a Gorizia. La soluzione venne trovata elevando Villesse a Parrocchia autonoma nel 1784.
A Cassegliano la presenza almeno dal quattrocento dei Conti Sbruglio, feudatari del passo della barca e monopolisti della navigazione nel basso Isonzo, portò il paese a svilupparsi soprattutto intorno alla villa e alle attività ad essa collegate. L'importanza poi del traghetto aumentò notevolmente nel corso del settecento, quando questo rappresentava un passaggio obbligato dalla pianura friulana a Trieste, che dopo la creazione del porto franco (1719) assunse una sempre maggiore rilevanza commerciale. Dopo la caduta della Repubblica Veneta e il periodo di occupazione napoleonica, San Piero con tutto il Monfalconese entrò a far parte della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, territorio della Monarchia asburgica. Nonostante San Piero non fosse un centro particolarmente grande, nel 1815 venne scelto dalle autorità imperiali come sede di Comune, ossia di un'unità amministrativa di carattere essenzialmente censuario. Nell'ex-Territorio di Monfalcone vennero elevati a questa dignità solo Monfalcone e San Pietro, nella cui giurisdizione furono posti gli abitati compresi nelle due parrocchie di San Pietro e San Canciano. Non dimentichiamo che l'Austria all'epoca tendeva a fare in modo che le circoscrizioni civili corrispondessero con quelle ecclesiastiche, e l'importanza della Pieve di San Pietro certamente favorì questa scelta. Questa situazione durò fino alla metà del secolo scorso, quando altri paesi chiesero e ottennero la loro elevazione a Comuni. Nel corso dell'Ottocento anche molte succursali della Pieve si staccarono divenendo indipendenti, così anche dal punto di vista ecclesiastico il paese perse progressivamente gran parte della propria centralità.
La costruzione del ponte sull'Isonzo di Sagrado (1845) rese sempre meno importante il traghetto di Cassegliano, fino a farlo scomparire. Ci fu chi sperò nel passaggio della ferrovia, ma fu scelto un altro tracciato. Così, con lo spostarsi delle principali vie di comunicazione, si allontanarono anche molte possibilità di crescita economica e demografica del paese.
L'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria nel 1915 portò San Piero a trovarsi nelle immediate retrovie del fronte. La guerra lascerà una grande traccia nell'abitato e nella sua gente. La distruzione di molti edifici, in particolare del campanile, la presenza delle truppe d'occupazione, i giovani morti nelle fila dell'esercito austro-ungarico, sono solo alcuni dei tanti ricordi che tuttora vivono tra la popolazione.
Nel territorio comunale di San Pier, sul Colle di Sant'Elia, venne costruito subito dopo la guerra il primo grande cimitero militare che ospitava le salme di 30000 soldati, poi sostituito dall'attuale Sacrario di Redipuglia. Si trattava di una struttura di grande impatto emotivo, una celebrazione del dolore prima che dell'eroismo. Ancora oggi alcuni si ricordano della luce del faro rosso che sormontava la Cappella posta sulla cima del colle.
Negli ultimi anni le vicende del paese hanno seguito quelle della zona ed in particolare di Monfalcone. Segnalerei l'importanza fondamentale che ha avuto in quest'ultimo secolo il Cantiere e il suo indotto, segno di una società che sempre più si allontana dal mondo agricolo verso altre attività produttive, distacco che si evidenzia non solo nel dato economico. Infatti la vicinanza con un centro industriale ha portato anche nelle nostre campagne un cambiamento notevole di modi di vita e di mentalità, che hanno in qualche modo rivoluzionato il procedere stesso del tempo.